La Cattedrale di San Rufino

La Cattedrale di San Rufino progettata da Giovanni da Gubbio

Nell’anno 1134 il Capitolo dei canonici di San Rufino, presieduto dal Priore Raniero, decise di abbattere la Basilica Ugoniana e di costruire una nuova e più imponente cattedrale: essa venne edificata tra il muro di cinta romano e il lato posteriore della precedente, della quale furono conservati soltanto la cripta e la torre campanaria. Una lapide murata all’esterno dell’abside ricorda che i lavori per il nuovo tempio, eseguiti su progetto del maestro Giovanni da Gubbio, furono avviati nel 1140:

ANNO DOMINI MILLENO/ CENTENOQUE QUADRAGENO AC IN QUARTO SOLIS/ CARDO SUUM EXPLET ILLO ANNO DOMUS HEC EST INCHOATA EX SUMPTIBUS APTATA  A RA/INIERO PRIORE RUFINI SANCTI ONORE EUGUBINUS ET IOANNES HUIUS DOMUS QUI /MAGISTER PRIUS IPSE DESIGNATI DUM VIXITQUE EDIFICAVIT

“Nell’anno del Signore 1140 e sulla fine del quarto mese d’aprile, questo duomo fu cominciato e condotto provvedendo alle spese il priore Raniero in onore di S. Rufino, e Giovanni da Gubbio, che fu maestro in questo duomo dette per primo il disegno e, finché visse, ne presiedette l’innalzamento.”

Occorsero molti anni per portare a compimento la nuova Cattedrale, che San Francesco vide ancora in costruzione,  perché le discordie civili tra le fazioni cittadine e  i conflitti con le città vicine rallentarono notevolmente il procedere del cantiere. Si dovette attendere il 1210 perché, con un patto di pacificazione tra i Maiores e i Minores della città, fosse stabilita la prosecuzione dei lavori. Nel 1212 vennero traslate nel presbiterio le ossa di San Rufino, mentre l’altare fu consacrato nel 1228 da papa Gregorio IX e solo nel 1253 Innocenzo IV consacrò l’intera chiesa.

Reputata – soprattutto grazie alla sua splendida facciata – uno dei massimi capolavori dell’architettura romanica umbra, la Cattedrale progettata da Giovanni da Gubbio era in origine a pianta basilicale, con tre navate scandite da pilastri molto alti e capitelli. La navata centrale aveva una copertura realizzata interamente in legno, mentre la struttura lignea delle navate laterali era sostenuta da archi ogivali in pietra. Nella navatella sinistra, il primo intervallo in prossimità del presbiterio mostrava le imposte di una volta asimmetrica, ma questa soluzione fu subito abbandonata per la sua fragilità. L’edificio era coronato da una cupola a calotta, sorretta da pennacchi sferici. L’area presbiteriale era sopraelevata, accessibile tramite gradini: al di sotto di essa si apriva una cripta.

La facciata della Cattedrale di San Rufino rappresenta uno dei massimi esempi dell’architettura romanica nell’Italia Centrale. Tripartita da lesene, che sottolineano come nello spazio interno corrispondente vi siano tre navate, essa è suddivisa in tre ordini, scanditi da un finto loggiato e da due cornici di archetti ciechi e pensili. Il ritmo ternario regola anche alcuni elementi architettonici e decorativi, con una funzione fortemente simbolica: tre sono infatti i portali e le lunette sovrastanti, tre i rosoni, tre i telamoni (le figure umane che sembra sostengano con molta fatica il rosone centrale).
Nell’ordine inferiore cornici modanate in travertino delineano un reticolo di riquadri di altezza crescente, per conferire al tutto un ritmo ascensionale.
In questa zona sono presenti inoltre i tre splendidi portali finemente scolpiti. In quello maggiore i due stipiti sono realizzati con intarsi a disegno geometrico; il sovrastante architrave in travertino mostra un motivo decorativo a spirale. La lunetta è in pietra rossa scolpita e raffigura all’interno di un clipeo Cristo in trono, al centro della sfera celeste che con la mano sinistra regge il libro del Vangelo e con l’altra benedice. A sinistra, accanto al clipeo, è raffigurata la Vergine che allatta il Figlio, mentre a destra viene riconosciuta la figura di San Rufino, con gli abiti vescovili e un libro in mano. Nel bordo inferiore, si scorgono tre testine di incerto significato. Tutt’intorno alla lunetta e al portale vero e proprio corrono ghiere concentriche in travertino, marmo e pietra rossa. In esse si vedono tralci intrecciati, colonnine sovrapposte, personaggi che raccolgono frutti, animali mostruosi, belve che si inseguono o lottano, santi, angeli, musici, coppie di uomini e donne danzanti.
Inquadrano il portale maggiore due leoni accosciati: uno è rappresentato nell’atto di divorare un uomo, l’altro leone ghermisce una preda animale.
I portali laterali sono più semplici del portale maggiore: sono infatti ornati da una sola ghiera, che contorna anche le lunette, rifinita da una cornice a dentelli. Nei clipei si alternano fiori ed animali reali o fantastici: nel clipeo centrale di ambedue gli architravi è presente l’Agnus Dei. Gli stipiti del portale di destra sono sostenuti da draghi; quelli del portale di sinistra da leoni alati. Nella lunetta della porta a destra si riconoscono due pavoni affrontati che si abbeverano allo stesso vaso, mentre la lunetta del portale a sinistra presenta due pantere (o leoni).
La zona mediana è dominata dai tre rosoni in asse con i portali e, dunque, disposti in corrispondenza delle navate.
Il rosone centrale è costituito da tre giri concentrici: la parte più interna e quella più esterna sono formate da arcate; la parte intermedia è costituita da piccole foglie. Osservando il rosone si può notare come questo possa essere idealmente iscritto in un quadrato, grazie ai quattro simboli degli Evangelisti che lo attorniano (il cosiddetto Tetramorfo). In basso a sinistra c’è il toro di San Luca, in alto a sinistra l’aquila di San Giovanni, in alto a destra l’uomo o l’angelo di San Matteo, in basso a destra il leone di San Marco. Sorreggono il rosone tre telamoni, figure maschili che poggiano a loro volta su un grifone, un dragone ed una mangusta.
I due rosoni laterali sono più piccoli di dimensioni e più semplici: ritroviamo in entrambi il giro delle piccole arcate della rosa centrale. Il rosone di sinistra presenta al centro San Michele Arcangelo che trafigge il drago; ai lati, da una parte si vede un personaggio vestito da chierico, dall’altra una figura che indossa abiti da monaco. Accanto al rosone a destra le sculture sono tutte cadute, tranne il cane appeso in verticale.
La zona superiore, più spoglia delle altre, presenta un coronamento a timpano triangolare, aggiunto forse nel XIII secolo, contenente un arco ogivale, probabilmente destinato ad accogliere un mosaico mai realizzato. Il timpano è sovrastato dalla Croce che conclude l’ornamentazione dell’intera facciata: quest’ultima è stata giustamente definita come una “sintesi teologica” delle dottrine riguardanti Cristo e la Vergine nel primo millennio del cristianesimo.