Un luogo di culto dedicato alla DEA CUPRA/BONA MATER

Un luogo di culto dedicato alla dea Cupra/Bona Mater

A oltre 17 anni dagli scavi condotti presso la Cattedrale di San Rufino, i materiali archeologici rinvenuti, precedentemente custoditi presso i depositi della Soprintendenza, nel 2018 hanno trovato finalmente la loro collocazione ideale nel luogo dal quale provengono. Dall’accurato studio sulle strutture murarie antiche presenti sotto il pavimento della chiesa, condotto dall’archeologa Maria Letizia Cipiciani su iniziativa di Don Cesare Provenzi, Priore del Capitolo della Cattedrale, è nata  così una piccola esposizione permanente, piena di novità interessanti: in essa sono infatti svelati gli albori della storia della città, la vocazione al sacro e l’ininterrotta continuità di culto nel luogo in cui furono costruite, in successione cronologica, le tre chiese dedicate al patrono di Assisi, il vescovo e martire Rufino.

I pannelli che corrono lungo le pareti della suggestiva saletta medievale adiacente al chiostro narrano, attraverso le ricostruzioni in 3D e tramite i reperti ospitati nelle teche sottostanti, il culto femminile della divinità umbro -picena Cupra/Arenta/Bona Mater, i sacrifici e i rituali ad esso legati e la storia del santuario pagano che si ergeva dove oggi è situata la Cattedrale.

Dalla mostra emerge chiaramente che il santuario pre-urbano (IV – III sec. a.C.) di Asisium dedicato a Cupra Mater occupava un luogo strategico, al crocevia di percorsi che collegavano l’entroterra montano alle valli dei fiumi Chiascio (Clitumnus) e Tevere. Il piccolo edificio sacro era un importante luogo d’incontro e di scambio per le comunità sparse nel territorio. Santuario emporico situato in un’antica via di transito umbro-picena, era un luogo in cui affluivano idee, costumi, lingue, riti e conoscenze tecniche di popolazioni diverse. In esso era verosimilmente presente anche un centro scrittorio che offriva i propri servizi ai frequentatori, sia per le dediche votive sia per gli accordi commerciali.

Cupra Mater, come Astante-Afrodite, era una divinità garante del passaggio, preposta alla tutela dei transiti e della navigazione, della fertilità e del parto.

In epoca romana la terrazza, chiusa a nord dal muraglione dell’Acropoli, era suddivisa in due zone poste a livelli diversi. La zona orientale, compresa tra il muro di cinta e la fontana-cisterna, era sopraelevata di circa 60 cm ed ospitava il santuario di Cupra Mater. Ad ovest della fontana-cisterna, un’ampia piazza era fornita di pozzo pubblico. Le due zone erano forse collegate da una rampa, poi occupata dalla cripta ugoniana.

Nel 90 a.C. Asisium diventa municipio romano, la lingua ufficiale diviene il latino e l’appellativo umbro Cupra è tradotto con Bona latino.

Cupra, Rufino e la Madonna del Latte

Narra la leggenda (Passio Sancti Ruphyni, ASR, ms. n. 4, f. 138r; XIV secolo) che il corpo del martire Rufino fu trovato nel fiume Chiascio e trasportato dentro Assisi sopra un carro trainato da buoi. Entrati in città, i buoi attraversano la  “piazza del foro delle vendite” (Piazza del Comune) e salgono fino al luogo che il consiglio divino ha indicato per la venerabile sepoltura, “vicino al luogo che è chiamato Bona Mater”. A quel tempo il luogo appariva in stato di completo abbandono, “disagevole per i rovi e per le erbacce”. È nell’VIII secolo che una piccola basilica (parva basilica) dedicata a San Rufino viene costruita nella piazza vicina ai ruderi del santuario di Bona Mater. Frammenti di bassorilievi, murati nella Cripta Ugoniana, sono attribuibili alla piccola chiesa di VIII secolo mentre una lucerna, annerita dall’uso, è spia di notturne frequentazioni tra VI e XI secolo. Il culto del primo vescovo – martire di Assisi non si sovrappone al culto della divinità pagana ma lo affianca da vicino: più facile costruire in un’area già libera che rimuovere strutture in rovina.

Verso la metà dell’XI secolo, il vescovo Ugone trasforma la parva basilica nella magna ecclesia, la “grande chiesa”. I ruderi del santuario di Bona Mater rimangono ancora a vista nell’area retrostante l’abside. Nel 1086, il testamento di Leto figlio di Tignoso descrive bene l’aspetto del luogo subito dopo la costruzione della Basilica Ugoniana: Leto lascia i propri beni alla “chiesa di San Rufino che è costruita vicino alla Buona Madre” (ASR, fasc. III, n. 106).

Nel 1140 Giovanni da Gubbio avvia la costruzione di una cattedrale ancor più maestosa. La terrazza torna all’antico aspetto: la magna ecclesia di Ugone è abbattuta, la piazza di epoca romana ripristinata. Le rovine del santuario sono rasate e spariscono sotto la nuova Cattedrale.

Il culto di Bona Mater è ora recuperato a distanza di secoli e assume sembianze cristiane. Bona Mater, la Buona Madre, è colei che nutre e dà la vita. A lei spetta un posto d’onore nel maestoso tempio, la lunetta del portale centrale. Bona Mater si trasfigura così nella Madonna che allatta (lactansgalaktotrèphousa) seduta alla destra di suo figlio, Cristo in trono. San Rufino contempla, in piedi, alla sinistra di Cristo.

Un legame con San Francesco

Un piccolo altare era murato presso il davanzale della seconda finestra del Dormitorio di Santa Chiara, nel Convento di San Damiano. Rotto sul lato destro, reca la dedica “altare sacro ad Arenta O.”, scritta in lingua umbra e caratteri latini:

Arentei O […]

aso sacr […]

Arenta è un appellativo di Afrodite (Lycophron, Alexandra 832) come Vergine lo è per Maria. Nel Lazio, in età arcaica, l’appellativo Arenta è legato al culto di Afrodite-Fortuna. L’altare (aso) probabilmente si trovava all’interno del santuario, dove la proibizione rituale decadeva e la dea poteva essere chiamata con il suo vero nome. Arenta sarebbe quindi Afrodite, nascosta sotto lo pseudonimo di Cupra. L’iscrizione è datata alla fine del II sec. a.C.

Il pensiero corre a San Francesco: probabilmente fu proprio lui ad acquistare dal canonico Silvestro l’altarino di Arenta in località Bona Mater, presso la Cattedrale di San Rufino, mentre cercava – come narrano le Fonti Francescane – di procurarsi pietre tagliate per il restauro della Chiesa di San Damiano.

 

Sala archeologica